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mercoledì 5 ottobre 2011

STRAGI 93: ERGASTOLO PER IL BOSS DI 'COSA NOSTRA' FRANCESCO TAGLIAVIA


Ergastolo per  Francesco Tagliavia. Questa è la sentenza  emessa nel pomeriggio dalla corte d'assise di Firenze nei confronti del boss  di Cosa Nostra, accusato di aver svolto un ruolo nell'organizzazione degli attentati mafiosi del '93 a Roma, Firenze e Milano. Fra i principali accusatori di Tagliavia ci sono Gaspare Spatuzza e Pietro Romeo.
Tagliavia è stato condannato per il ruolo che avrebbe avuto in tutte le stragi: l'attentato a Costanzo, a Roma, il 14 maggio del '93, la strage dei Georgofili, del 27 maggio del '93, e gli attentati a Milano del 27 maggio del '93, a Roma del 28 maggio del '93, e di quelli falliti allo stadio Olimpico, il 23 gennaio del '94 e a Formello il 14 aprile del '94. Tagliavia è attualmente detenuto nel carcere di Viterbo dove sta scontando l'ergastolo per la strage di via d'Amelio.
L’udienza di stamattina si è aperta poco dopo le 9, con una breve dichiarazione spontanea rilasciata da Tagliavia. «Mi affido a lei di valutare le cose per come stanno. Sono innocente», ha detto l'ex boss di Brancaccio. La Procura di Firenze è arrivata a Tagliavia, l'unico imputato di questo processo, grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Spatuzza tra l'altro ha chiesto perdono proprio per la strage di via dei Georgofili.
La Corte ha stabilito anche una serie di risarcimenti danni: 200 mila euro per il ministero della Difesa; 100 mila euro rispettivamente per Regione Toscana e Comune di Firenze e 10 mila euro per le numerose parti civili formate dai familiari delle vittime o da persone che rimasero ferite o subirono danni in seguito agli attentati.
La sentenza della Corte d'Assise di Firenze «è il risultato anche della riverificata attendibilità di Spatuzza». Lo ha detto il procuratore di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, dopo la sentenza. Rispondendo ai giornalisti Quattrocchi ha spiegato: «l'attendibilità di Spatuzza non ha bisogno di aprire scenari nuovi, li aveva già aperti e ce ne sono altri in altre sedi. Probabilmente questa sentenza proietterà in quelle sedi un risultato efficacie». Quattrocchi si è detto «molto soddisfatto» della sentenza spiegando che «quel pezzo di sè che rappresenta lo Stato in questa occasione ha reso giustizia» sottolineando che «è stata confermata l'impostazione della Procura».
Sulla sentenza che condanna Tagliavia, è intervenuta anche Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, «L'ergastolo inflitto al boss Francesco Tagliavia, a regime detentivo di 41 bis – ha detto la presidente Maggiani Chelli -  è l'ennesima riprova della bontà degli atti processuali per le stragi del 1993. Ancora una volta il nostro pensiero va alla magistratura fiorentina, alla Procura Nazionale antimafia che coordina le indagini, alle forze dell'ordine che hanno contributo alle indagini, per l'immane lavoro che tutti insieme hanno svolto in questi 18 anni affinché quanti in Cosa Nostra erano colpevoli del massacro di Firenze del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili fossero consegnati alla giustizia».
«Tuttavia  - ha aggiunto - ci riserviamo di leggere le motivazioni della sentenza che oggi ancora una volta ci ha visti esultare contro la mafia, perché è stata scritta una pagina giudiziaria molto importante ovvero: Gaspare Spatuzza ha detto il vero, è attendibile prove oggettive alla mano. Si apre così la nostra grande speranza - ha aggiunto Maggiani Chelli - di arrivare un giorno di vedere a processo i »mandanti esterni alla mafia« per la strage del 27 maggio 1993, giorno in cui le nostre famiglie sono cadute in un baratro senza fine, perché i nostri parenti sono stati uccisi e molti sono stati resi invalidi e questo non solo per mano e per volere di Cosa Nostra. Così come auspichiamo quella apertura che ogni organismo dello Stato dovrebbe sentire verso di noi - ha proseguito Maggiani Chelli - nell'ammettere che in quel 1993 qualcosa in questo Paese è successo, ovvero lo Stato non ha saputo tutelarci: se di trattativa non si è trattato, sicuramente furono madornali errori, perché noi oggi, piaccia o no, i nostri figli li dobbiamo piangere morti o invalidi, e l'inferno lastricato di buone intenzioni non ci piace e non ci soddisfa».

ATTESA PER IL POMERIGGIO SENTENZA STRAGE GEORGOFILI PER IL BOSS TAGLIAVIA

Giudici in camera di Consiglio a Firenze per  la sentenza del processo al boss mafioso Francesco Tagliavia per la strage di via dei Georgofili e le stragi di mafia degli anni Novanta.La sentenza è attesa  per il tardo pomeriggio. La strage di via dei Georgofili a Firenze, la notte del 27 maggio 1993, provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre 48. Tagliavia, imputato come coautore delle stragi di mafia del 1993-94 e che sconta già numerosi ergastoli nel carcere di Viterbo, viene considerato dalla procura fiorentina come una prova che "le indagini su quei fatti di sangue non si sono concluse".

Il boss di Brancaccio, secondo l'accusa, era non tanto tra gli ideatori della strage dei Georgofili, quanto una delle persone che contribuirono di più alla sua organizzazione materiale. Il tribunale leggerà la sentenza su Tagliavia, ma più attese dalle parti civili sono le motivazioni della sentenza, per capire quanto spazio sia lasciato ad alcune delle ipotesi più battute in questi anni, tra cui l'esistenza eventuale di una trattativa tra Stato e mafia.
Fonte: (TMNews)

martedì 4 ottobre 2011

SERVIZIO CIVILE - LA PROVINCIA DI CASERTA RISERVA IL 20% DEI POSTI AI FIGLI DI VITIME DELLA CAMORRA

Il 20 per cento dei posti messi a concorso per il progetto di Servizio Civile “Polizia Provinciale 4”, che si svolgerà presso la Provincia di Caserta, sarà riservato a giovani figli di vittime della camorra. Dei 12 volontari destinati a questa iniziativa, 2 saranno giovani in possesso di apposita certificazione della Prefettura che attesti il loro status di figli di vittime della criminalità organizzata. I 12 giovani selezionati per il progetto, che devono essere in possesso di un diploma di scuola media superiore ed avere un’età non superiore ai 28 anni, andranno a supportare il  personale della Polizia Provinciale nello svolgimento delle sue funzioni, per un totale di 30 ore a settimana (dal lunedì al venerdì).  
“Riservare il 20 per cento dei posti ai figli delle vittime della camorra – ha spiegato il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi – rappresenta un gesto che ci è apparso doveroso nei confronti di chi ha subito in prima persona e nella maniera più grave e tragica gli effetti terribilmente negativi della presenza sul nostro territorio della criminalità organizzata. Ci è sembrato giusto offrire a questi ragazzi la possibilità di fare un’esperienza all’interno di un’istituzione importante quale la Provincia, dimostrando una volta di più la nostra voglia di combattere, attraverso qualsiasi strumento, la camorra e ogni forma di criminalità”.

CHIESTO ERGASTOLO PER L'OMICIDIO DI TERESA BUONOCORE

Ergastolo. Questa è la richiesta di pena fatta nei confronti di Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, i due presunti assassini di Teresa Buonocore,  uccisa nel settembre dello scorso anno dopo avere testimoniato in aula contro lo stupratore di una delle sue figlie. La richiesta è stata fatta al gup Umberto Lucarelli, nel corso del processo che si svolge con rito abbreviato, dai pm Danilo De Simone e Graziella Arlomede. La prossima udienza è stata fissata per il 14 ottobre, quando discuteranno gli avvocati della difesa. Il presunto mandante, Enrico Perillo, condannato per gli abusi sulla ragazzina, ha invece scelto il giudizio ordinario, che comincerà il 26 ottobre davanti alla III corte d'assise. Teresa Buonocore, agente di viaggi, venne assassinata il 20 settembre 2010 all'interno del porto di Napoli, mentre era alla guida della sua auto. Si accingeva, è emerso dalle indagini, a chiedere a Perillo, suo amico d'infanzia, la provvisionale di 25mila euro decisa dai giudici al termine del processo per la violenza sulla figlia.

sabato 1 ottobre 2011

CASTEL VOLTURNO. "QUI LA CAMORRA HA PERSO”. DON CIOTTI INAUGURA IL CASEFICIO CHE PRODURRA' MOZZARELLA DELLA LEGALITA'

CASTEL VOLTURNO - "Se oggi don Peppino Diana  fosse vivo, avrebbe costruito lui questa realtà. L'hanno fatto per lui i suoi amici, i suoi ragazzi.  Questo significa che in questo territorio c'è la speranza che le cose cambieranno". E’ Don Luigi Ciotti che pronuncia queste parole a Castel Volturno durante l’inaugurazione del caseificio dove sarà prodotta “la mozzarella della legalità”, di fronte ad una platea enorme e attenta. E c’erano proprio tutti stamattina a questo evento che racconta di un territorio che si riappropria dei beni dei camorristi e li utilizza come bene comune. Alla cerimonia di inaugurazione c'erano i familiari del sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994, gli amici del “Comitato don Peppe Diana”, Libera con tutti i suoi presìdi territoriali, le associazioni di volontariato che in questi anni hanno contribuito a rafforzare una rete di persone che della legalità ne ha fatto una bandiera. Non sono mancati i vertici delle forze dell’ordine insieme a tantissima gente comune. E poi c’erano i familiari delle vittime innocenti di camorra. Da Lorenzo Clemente a Gennaro e Ferdinando Nuvoletta, da Massimo Noviello a Filiberto Imposimato, da Salvatore Di Bona ai familiari di Giuseppe Rovescio e Michele Landa, fino a Bruno Vallefuoco. Cuori e anima straziate, ma facce vive e occhi lucidi per un traguardo che solo pochi anni fa era impossibile pensare di raggiungere. "La lotta alla mafia la si fa a Roma, approvando le leggi giuste attente e puntuali - ha ammonito don Luigi Ciotti -  mettendo la magistratura e le forze di polizia in condizione di avere gli strumenti giusti per fare questo”. Ma è sui territori che la sfida si vince. Soprattutto quando parla l’Antimafia dei fatti. E qui, a Castel Volturno, i fatti parlano chiaro. Lo dice anche un grande striscione che accoglie tutti i visitatori nel caseificio: “Qui la camorra ha perso”

PEPPINO IMPASTATO: DIVENTERA' LUOGO DELLA MEMORIA IL CASOLARE DOVE FU UCCISO

Il casolare dove fu ucciso Peppino Impastato diventerà luogo della memoria. Lo ha assicurato l'assessore regionale regionale per l'Economia della Sicilia, Gaetano Armao, oggi a Cinisi per un sopralluogo sul sito dove la mafia ammazzò Peppino. Nelle settimane scorse Giovanni Impastato, fratello di Peppino, aveva denunciato pubblicamente l'abbandono e il degrado del casolare, che conservava i segni della violenza esercitata dai mafiosi nei confronti del militante di Democrazia Proletaria. 

 «Il dito puntato sui rifiuti ammassati nella stalla in cui fu ucciso Peppino Impastato è stato un monito, una sveglia che è servita per scuotere le coscienze di tutti. La Regione siciliana ha inteso raccogliere con prontezza l'invito a trasformare quel luogo di abbandono in luogo della memoria e per questo motivo si è subito attivata per avviare le procedure di acquisizione del bene e del terreno circostante». Ha detto l'assessore regionale Gaetano Armao. «La lotta alla mafia - ha ribadito  - si fonda certamente sull'impegno corale di tutti, cittadini e istituzioni, ma necessita di una memoria sempre viva in grado di educare le coscienze, soprattutto dei giovani, ai valori della legalità e della trasparenza. Per questo motivo abbiamo raccolto prontamente la richiesta di recuperare questo luogo, in modo da farne occasione e strumento di incontro e di attività per la comunità locale, nell'impegno contro ogni tipo di sopruso».

L'assessore ha anche comunicato di avere avuto incontri con i responsabili delle Ferrovie «per coinvolgerli sia nella cessione di alcuni terreni circostanti, sia nella futura gestione del sito. La Sicilia - ha aggiunto Armao - deve onorare gli eroi morti per combattere la mafia, perchè hanno dato luogo a grandi cambiamenti in questo lungo percorso. Ma deve, altresì, tenere desto il loro ricordo perchè oggi tutti possano opporsi alla mafia col loro stesso impegno e grazie al loro esempio». Dopo l'incontro in Municipio, l'assessore, insieme ai tecnici della Regione, accompagnato dal sindaco di Cinisi, Salvatore Palazzolo, alla presenza del segretario regionale dei Ds, Peppino Lupo, del fratello di Peppino Impastato, Giovanni, e dei rappresentanti delle forze dell'ordine, ha preso visione dei luoghi che la Regione intende acquisire, incontrando anche i proprietari del terreno. Il sindaco ha illustrato le tappe che hanno portato alla decisione odierna e Giovanni Impastato ha espresso compiacimento per il risultato dell'azione sinergica tra pubblico e privato che ha portato alla positiva soluzione.
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