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sabato 20 agosto 2011

VEDOVA LIBERO GRASSI: 20 ANNI DOPO PIZZO È ANCORA LEGGE

Pina Maisano, vedova di Libero Grassi
«Nella lotta al racket non siamo a un punto di arrivo, ma a quello di partenza». Ne è convinta la vedova di Libero Grassi, Pina, che, a 20 anni dall'omicidio del marito, ucciso dalla mafia il 29 agosto del 1991 per avere detto no al pizzo, lo ricorda sull’ Espresso in edicola: «Era una persona perbene, un uomo che ha sempre basato la sua vita sul lavoro. Ripeteva spesso che lavorando in modo corretto e onesto, senza avere scheletri negli armadi non si poteva diventare schiavi di questi mascalzoni». La vedova Grassi, dopo avere sempre sostenuto e condiviso le scelte forti e coraggiose del marito, ha poi proseguito il suo impegno, sostenendo tutte le iniziative e le manifestazioni contro il racket delle estorsioni. «Addiopizzo è una delle azioni più belle e intelligenti fatte dopo la morte di Libero - riporta ancora l’Espresso - Perché la presenza di questi giovani ha determinato una rivoluzione. Senza bisogno di avere alcuna delega, Addiopizzo ha preso in mano la situazione della città ed ha contrastato nei fatti i mafiosi. Lo ha fatto andando in giro per i negozi, aiutando i commercianti vittime delle estorsioni, e poi creando 'Libero futuro', la prima associazione antiracket di Palermo. Ma non manca un distinguo tra i rappresentanti delle istituzioni e i politici «Ho fiducia nel presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nelle forze dell'ordine, nel prefetto. In queste istituzioni ho sempre fiducia - dice al settimanale - Non ce l'ho nei confronti dei rappresentati del governo e di molti componenti del parlamento». E una denuncia alla borghesia siciliana: «Gran parte continua ad essere succube della mafia. Ma oggi in tanti hanno cominciato a denunciare le richieste del pizzo, anche se lo fanno in maniera anonima, per paura di ritorsioni. Pochi si rivolgono alle forze dell'ordine, anche se chi lo fa viene protetto, risarcito. Con queste condizioni vantaggiose, se esistono ancora oggi commercianti che preferiscono non denunciare, evidentemente all'origine c'è qualcosa che non va».
Fonte: ANSA

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